Indagine storica e schedatura dei beni culturali di Castellazzo Bormida

Presidio territoriale: Il patrimonio culturale di Castellazzo Bormida.

Il progetto nasce dall’esigenza di rispondere su un piano metodologico alle sfide poste dalla catalogazione del patrimonio culturale, e di formulare proposte razionali di gestione e valorizzazione del patrimonio stesso.
La crescente articolazione del progetto di catalogazione dei Beni Culturali e Ambientali corrisponde all’esigenza di una più approfondita conoscenza del patrimonio culturale del nostro paese. Esso è tuttavia destinato, in virtù di una impostazione prettamente filologica, a frammentarsi in una pluralità di rivoli specialistici ma incomunicanti. Il valore dirompente di una simile frammentazione appare ancora più forte quando si valuti la convergenza tra beni ambientali e beni culturali (natural and cultural heritage) in una prospettiva territoriale (Beni Territoriali).

Per questo motivo abbiamo deciso di avviare una ricerca interdisciplinare sulle tematiche relative alla catalogazione del patrimonio culturale, legate all’attività didattica del Corso di Laurea in Gestione dei Beni Territoriali. Essa si muove su piani distinti, ma interrelati.
Intanto, una metodologia per la catalogazione dei Beni Territoriali. In particolare, il progetto intende esplorare le potenzialità di una schedatura del patrimonio culturale che si estenda dalle risorse materiali alle manifestazioni di carattere architettonico o artistico, musicale e demoantropologico. Tale catalogazione è condotta utilizzando il sistema informatico “Guarini”, e si propone di sfruttare le competenze presenti all’interno del Dipartimento POLIS (Dipartimento di Politiche Pubbliche e Scelte Collettive) e del Corso di Laurea, per studiare le metodiche più adatte ad avviare processi multisettoriali di censimento dei Beni Territoriali. Questi vanno dall’archeologia vegetazionale e dai Beni Ambientali alle caratteristiche degli insediamenti, per finire con i giacimenti di beni di carattere materiale ed immateriale che possano essere identificati come elementi costitutivi di un patrimonio culturale.
Riteniamo che questa dimensione possa essere solo colta in una prospettiva territoriale, e a una scala topografica. Questa opzione intende esplorare le possibilità di un rendimento crescente delle operazioni di identificazione e censimento del patrimonio attraverso la sistematica comunicazione dei risultati tra i diversi settori. Si tratta di una scelta di studio delle interrelazioni culturali che impone una scala di osservazione necessariamente ridotta, e deve muoversi per sondaggi condotti per circoscritte aree campione, da individuarsi nell’area del Basso Piemonte.

Il progetto,che ha come centro di indagine il Comune di Castellazzo Bormida, è stato avviato con un primo finanziamento della Regione Piemonte e vede la collaborazione delle Soprintendenze competenti e dell’amministrazione comunale.
L’indagine offre inevitabilmente anche l’occasione di una concreta riflessione sulla collaborazione e lo scambio tra gli Enti e le istituzioni a vario titolo coinvolti nella conoscenza, nella tutela e nella gestione dei beni territoriali, proponendosi come laboratorio per la formulazione di una proposta razionale di gestione e di valorizzazione del patrimonio culturale.
Da questa ricerca sono nate una serie di iniziative locali, condotte a fianco della popolazione locale, tra cui un ciclo di conferenze a “Conoscenza e recupero del patrimonio storico artistico” (febbraio-giugno 2006) realizzate in collaborazione con il Comune di Castellazzo Bormida e la Soprintendenza per il Patrimonio Storico, Artistico ed Etnoantropologico, e un libro: Uno spazio storico. Committenze, istituzioni e luoghi nel Piemonte meridionale, a cura di G. Spione e A. Torre, UTET, Torino 2007. Il volume raccoglie una serie di casi di studio dedicati alla committenza artistica, alle istituzioni locali e alle problematiche relative alla catalogazione dei beni culturali e territoriali locali. Nel volume si trovano anche contributi di ecologia storica, lo studio della botanica in prospettiva storica e geografica non è un semplice approfondimento del concetto di paesaggio: mostra i sistemi con cui le società umane hanno identificato e “attivato” le loro risorse vegetali. Nell’ottica che stiamo delineando, alcuni siti posti ai margini del circuito culturale trovano una collocazione strategica. Santa Croce di Bosco, in particolare, offre la rara opportunità di leggere insieme un giacimento culturale di altissimo livello e un’azienda straordinariamente ben documentata, che è possibile riportare alla luce in termini di cultura materiale e di storia delle culture religiose dell’età moderna.

L’area prescelta, quella del Piemonte meridionale, è poco praticata dall’analisi storica e storico-artistica più recente, ma rivela allo sguardo puntuale delle autrici e degli autori di questo volume una ricchezza inaspettata nei termini del patrimonio culturale che rintraccia e dei problemi che la sua analisi solleva. Una serie di comportamenti economici e politici, così come di scelte culturali apparentemente eterogenee, può essere letta come una manifestazione della frammentazione politica e sociale da cui questa area è stata caratterizzata nel tempo lungo qui preso in esame. Periferia in assenza di centri, che l’analisi puntuale di Castellazzo Bormida ha permesso di definire.