Attività manifatturiera e città: ricerca storica per il Museo Borsalino

La ridefinizione dell’archeologia industriale prevede che non si limiti alla storia dell’edificio, come troppo spesso è stato: l’archeologia industriale si deve sviluppare lungo una serie di direttrici che sono completamente sconosciute, e richiedono un grosso, intenso lavoro di analisi.

Il patrimonio alessandrino non vive di “punte” di prim’ordine, ma è un tessuto di emergenze che va compreso alla luce di altri fenomeni:

Per studiare questa realtà, occorre un metodo di lavoro specifico: la nostra proposta è di partire da una serie di documenti base, a cui vanno aggiunti altri di corredo.

Il primo è il catasto sabaudo del 1764. Straordinario, e con una resa topografica davvero unica, consente di ricostruire il tessuto urbano, da questo si potrebbe ottenere, come nel caso di Genova, una carta in movimento dal 200 oggi, pubblicabile su internet ma anche in un libro.

La seconda serie di documenti è costituita dalle visite pastorali. Consentono di ricostruire, mossa dopo mossa, tutte le iniziative religiose e devozionali nelle parrocchie e nelle confraternite. A questo si deve accompagnare una ricerca, più complessa sugli archivi degli ordini, che sono esclusi dalla documentazione episcopale. Ma Alessandria è un pullulare di ordini, talvolta con più conventi in città. Va capito e spiegato. Una volta fatto questo lavoro, si tratta di confrontare ciò che c'era e c'è ancora, e perché , e dove è finito quel che non c'è più (si ricostruisce così il movimento culturale degli anni di Napoleone e del primo Ottocento). Questo lavoro implicherà un confronto, che nessuno ha mai fatto, con le diocesi vicine, e soprattutto con Pavia. Il lavoro degli Ordini consentirà di capire, tra l'altro, la sala di consultazione della Biblioteca Civica (con sorprese straordinarie sugli orientamenti politici della città in pieno settecento).

La terza serie di documenti è data dagli archivi nobiliari. In città c'è un archivio veramente straordinario, direi di valore europeo, ed è il Ghilini. Quell'archivio sterminato permetterà di ricostruire un aspetto veramente inedito del rapporto tra Alessandria e il territorio (oltre che una grossa fetta di architettura urbana di prima della rivoluzione).

La breve ricerca condotta per la riapertura del museo Borsalino ha permesso di intuire soltanto una pluralità di temi enormemente suggestivi. Lo sguardo territoriale alla storia dell’impresa ha permesso di vedere la rivoluzione industriale in termini di continuità con i modi di produzione precedenti. La storia dei mestieri nella Alessandria di fine XVIII ha una ragione nella storia della città, nella topografia delle acque e dei saperi. La stessa impresa Borsalino appare straordinariamente legata al territorio: non solo le Borsaline (che in ogni caso, come mostra uno studio puntuale su Cantalupo, sono il segno di un’organizzazione familiare assai complessa e ramificata), ma conigli e lepri implicano un rapporto con il territorio di cui sappiamo ben poco. Inoltre, l’accessibilità dell’archivio aziendale ha consentito di avviare l’esplorazione della corrispondenza commerciale, e di vedervi degli autentici ambiti di formazione e definizione del gusto. La presenza dei Gardella, poi, invita ad aprire un dossier sul rapporto fra élite alessandrina con quelle di Genova e Milano.
La ricerca storica per l’allestimento del Museo Borsalino, inaugurato nel 2006, ha permesso la realizzazione di diversi pannelli illustrativi: particolare riguardo hanno avuto la storia dei mestieri nella città e nel contado, la storia del costume attraverso l’archivio Borsalino, la storia delle relazioni sociali all’interno dell’azienda.

Il museo potrebbe diventare una struttura didattica a disposizione delle scuole della provincia di Alessandria (e forse anche extra-provincia) approfittando dell’interesse che suscita il “museo d’impresa” in un paese in via di deindustrializzazione come il nostro. L’utilizzazione didattica del Museo potrebbe essere la prima parte di un progetto che intende costituire la prima pietra di uno studio d’avanguardia, attraverso il quale si vuole costituire un polo d’eccellenza nella conoscenza dell’archeologia industriale.