Turismo culturale del moderno: indagine sul patrimonio archittettonico del Novecento

Il progetto "Valorizzazione e promozione del turismo culturale del Moderno" ha realizzato un censimento dell’architettura del moderno a scopo di valorizzazione turistica, con il termine “moderno” si individua il periodo di produzione dal ‘900 ai giorni nostri. L’individuazione del patrimonio dell’architettura moderna presente sul territorio delle quattro Regioni che hanno aderito al progetto (Piemonte, Liguria, Lombardia, Emilia Romagna) ha coinvolto diversi ricercatori, l’intento è quello di creare dei percorsi tematici che leghino le varie architetture fornendo inedite chiavi di lettura riscoprendo i singoli elementi di un patrimonio “diffuso” sul territorio.

In Piemonte i risultati del progetto declinano il turismo culturale dell’architettura moderna con una forte attenzione al territorio. Il quadro sovraregionale diviene occasione per rileggere l’articolazione geografica della nostra storia recente, ma anche la chiave per un turismo che guarda alla propria destinazione, ma anche ai luoghi che attraversa, suggerendo inattese possibilità per un “Piemonte, nuovo da sempre”.
Le opere presentate propongono una caratterizzazione tutt’altro che scontata rispetto all’immagine usuale del patrimonio culturale piemontese, nota per l’età barocca, meno considerata per l’immagine della modernità, se si prescinde dalle straordinarie esperienze di Olivetti a Ivrea, del Lingotto a Torino o della pur nota attività dei Gardella ad Alessandria.
La ricerca evidenzia invece territori, opere, autori che tracciano una vicenda comune per le regioni dell’Italia Nord-Occidentale, ma anche specifiche vicende della storia contemporanea Piemontese. Una breve ricognizione descrive i seguenti importanti fenomeni:

  1. la trasformazione urbana: l’asse Alessandria-Torino mostra la grande varietà di soluzioni insediative e le risposte ai temi dell’urbanesimo: abitazione e fabbrica, uffici, commercio in una tradizione che risale al XVIII secolo, ma si articola con crescente organicità nel Novecento; il tema dell’abitazione si manifesta come oggetto che combina funzioni diverse in opere tutt’altro che ‘anonime’;
  2. strade di periferia: la periferia industriale, a lungo emblema di una “assenza” (di comunità, di servizi, di urbanizzazioni) E’ uno spazio ormai prossimo alla scomparsa, saturata dall’affastellarsi di usi diversi in una città continua. Appare quasi provocatorio proporre oggi un itinerario costruito attraverso i casi di “qualità periferiche” della regione come un fenomeno da valorizzare;
  3. l’opera della Olivetti a Ivrea ci ha lasciato in eredità un progetto di città, la città dell’uomo, fatta di edifici eccezionali anche per il loro non essere “fuori scala”; tuttavia si tratta di edifici ad altissimo rischio di manomissione, scomparsa, demolizioni parziali (come dimostrato dal caso della ex-stalla di Montalenghe). In tutti, si può tentare di leggere non il sogno, ma il programma concreto di una industrializzazione decentrata, pensata da subito alla scala regionale e non metropolitana;
  4. abitare la montagna: da ostacolo e sintomo di arretratezza, la neve si è trasformata nel corso del Novecento in una risorsa per lo sviluppo. Le prime iniziative propongono una versione aulica dell’architettura industriale con edifici di fondovalle simili a cattedrali laiche, mentre i nuovi edifici turistici si inseriscono con segni netti e talvolta violenti nell’ambiente, tenendosi tuttavia discosti dagli abitati tradizionali che conservano una loro peculiare qualità, anche sociale.

Non possiamo infine dimenticare che il Piemonte è stato il centro di diffusione di una fra le più importanti tecnologie dell’architettura contemporanea, il cemento armato. Presente in gran parte dell’edilizia contemporanea esso è stato occasione per la realizzazione di grandi sistemi infrastrutturali, condizione stessa per la nascita del turismo di massa, ma anche di ardite opere di architettura: ponti, viadotti autostradali che legano punti del territorio un tempo sconosciuti l’uno all’altro, strutturando la stessa natura dello spazio rurale. Nello stesso tempo, tante delle architetture più note (la cosiddetta architettura olimpica, il Lingotto, i mercati della città, i centri di ricerca) appaiono profondamente segnati da questa “rivoluzione”.

I primi risultati sono rintracciabili in una serie di guide ITER-RETI pubblicate nell’ottobre 2007 a Milano selezionando alcune tra le architetture schedate, tutte le schede sono consultabili su http://www.architetturadelmoderno.it/

Relazione finale