Riappropriarsi della Strada di Fiandra.
Storia, archeologia e società della guerra dal Cinquecento all'Ottocento

Il progetto persegue l’individuazione di una metodologia di studio della cultura materiale e della storia sociale della guerra. I “beni culturali militari” si costituiscono spesso in macromonumenti di carattere territoriale, la cui stratificazione è composta da diverse categorie di oggetti, dal più minuto (Es. dotazioni personali del soldato) sino al sistema geografico che lega una piazzaforte ai campi di battaglia.
Lo studio dei beni culturali militari si deve avvalere di archivi di tipo iconografico, cartografico, topografico, documentale, testuale, e di manufatti, senza trascurarne la multidimensionalità e aspetti meno ovvi, quali ad esempio quello devozionale.
E’ tuttavia alla precisa individuazione degli oggetti, attraverso l’indagine documentale ma anche l’apporto della archeologia di superficie che si intende ricostruire una scienza e una storia degli spazi segnati dalla utilizzazione militare del territorio nei secoli dell’età moderna.
Nella fattispecie dei macromonumenti che si intendono studiare attraverso questo progetto, è da osservare il fatto che essi costituiscono intanto un sistema- sono interrelati tra loro – tale sistema è stratificato nel tempo ed è articolato in uno spazio subregionale caratterizzato dalla guerra in spazi aperti.
Questo sistema è usualmente trascurato dagli interventi di restauro e di riuso incentrati sul solo edificio fortificato proprio perché risultano assenti i fondamenti metodologici e le informazioni di base sulle quali può essere condotta l’indagine e in seguito il progetto di recupero e valorizzazione. Gli stessi spazi prima citati, parte integrante del sistema della guerra europea in età moderna.
Vengono ridotti al ruolo di contesto paesaggistico senza essere studiati e compresi.
La condizione attuale del patrimonio immobiliare di origini militari propone l’urgenza di un intervento qualificato dal punto di vista conoscitivo se si vuole evitare di trasformare questo patrimonio in un ricettacolo di usi impropri e di interventi episodici quando non dequalificanti. Gli stessi progetti di dismissione delle proprietà immobiliari del demanio evidenziano la mole, la diffusione e la rilevanza territoriale di questi manufatti.
In questo panorama le emergenze fortificate vanno lette come parti integranti di un sistema di guerra europeo, che si è sviluppato a partire dalla metà del secolo XVI ed è noto nel resto dell’Europa come il tratto italiano della “Strada di Fiandra”, vale a dire il sistema di fortificazioni e di logistica che era stato pensato per il trasferimento delle truppe spagnole dall’area mediterranea alle Province Unite ribelli. Naturalmente questo ha fatto sì che la stessa area che li ospita sia stata teatro di importanti episodi tra il XVI e il XVIII secolo. Nel secolo successivo, si tende a ristrutturare questo stesso spazio prima ad opera degli eserciti napoleonici, e poi sulla base dell’esperienza degli eventi militari appena trascorsi, facendone il centro di una stabilità locale appena riconquistata.
Il progetto persegue l’individuazione di una metodologia di studio della cultura materiale e della storia sociale della guerra.

L’area presa in esame è situata nella provincia di Alessandria, e avrà particolare riguardo nel trattare i seguenti luoghi e macromonumenti:

Questi quattro “macromonumenti”, che da soli costituiscono una parte importante, spesso fondamentale e peculiare della storia degli insediamenti che ospitano le installazioni militari, permettono varie aperture nei confronti di altre aree di interesse presenti nella zona, quali ad esempio i campi di battaglia, quali Bassignana (1745-1799) e Marengo (1800) solo per citare i principali, o ad altre realtà extraprovinciali ed extraregionali, quale, ad esempio, la cinta e il campo trincerato di Genova, od addirittura esteri, quali le piazzeforti europee delle Province Unite.
Un’ulteriore apertura andrà allo studio un’ingente quantità di beni e testimonianze che, sebbene non immediatamente riconducibili ai termini “guerra” o “militare” propriamente detti, hanno con questi uno stretto legame. La presenza di ingenti quantità di reparti militari ha lasciato traccia nella toponomastica, negli usi e costumi e anche nella sfera religiosa.
L’area temporale abbraccia un periodo che va dall’inizio del XVII secolo, collegandosi con il disegno strategico della “Strada di Fiandra”, sino alla metà del XIX secolo, quando, in previsione della Seconda Guerra di Indipendenza, furono costruiti i campi trincerati di Alessandria e Casale, le ultime realizzazioni fortificate del Regno di Sardegna.
Il progetto prevede dunque una profonda ricerca e comprensione delle fonti scritte, conservate presso archivi italiani (Torino, Milano, Mantova, Roma) e stranieri (Parigi, Vienna, Simancas), una ricognizione, archeologica ed architettonica, dei principali beni presenti sul territorio, in modo da poter recuperare informazioni su cosa fu realizzato od avvenne all’interno di una piazzaforte, o di una servitù militare, quando, perché e come.
Fra gli obiettivi del progetto anche la costruzione di un network europeo d’eccellenza su questi temi in vista dello sviluppo della ricerca nell’ambito del VII programma quadro della ricerca europea.

La storia militare